Interviste

Lía Montti

Studiare le canne!

Lía Montti è una biologa specializzata nell’ecologia delle piante, che, dal 2002, lavora presso il Laboratorio di Ecologia Funzionale dell’Università di Buenos Aires, in collaborazione con il CIES.
In particolare, da qualche anno, Lía sta studiando i vari tipi di canne e bambù che vivono all’interno del Parco.

Guarda il filmato e scopri come Lia lavora nella foresta!



Ciao Lia, come hai scoperto la tua passione per le piante e la botanica?

Beh, fin da piccola mi è sempre piaciuto passare il tempo nella natura, arrampicarmi sugli alberi, guardare gli animali e fare escursioni. Poi nella scuola secondaria, iniziai a preoccuparmi per i problemi dell’ambiente, e per questo decisi di occuparmi di più della natura e contribuire allo studio e alla conservazione dei distinti ecosistemi. Le piante ci regalano cibo e nuovo ossigeno, per questo sono fondamentali, e mi sembrano organismi davvero interessanti visto che, non potendosi muovere o migrare, hanno sviluppato incredibili adattamenti che consentono loro di  sopportare condizioni ambientali continuamente variabili. Inoltre ci sono ancora molte specie di piante che racchiudono segreti non scoperti dalla scienza e le metodologie per studiarle e conoscerle sono tante e diverse: si va da chi lavora in laboratorio con lenti e microscopi fino a chi sale sulle chiome degli alberi con gru di 45 metri!

Puoi raccontarci qualcosa di più sulle tue ricerche a Iguazù?

La foresta è un grande palcoscenico in cui molti personaggi recitano tutti i giorni seguendo ruoli distinti. In questo momento sto studiando il ruolo che svolge nel bosco un particolare tipo di bambù, il tacuarembò (Chusquea ramosissima). Questa specie è molto abbondante e arriva a coprire grandi aree, ha la capacità di crescere molto rapidamente e competere con altre piante per luce e risorse. Come molte altre specie di bambù, dopo lunghi periodo in cui cresce senza pausa, la chusquea fiorisce e poi muore, questo fenomeno comporta molte conseguenze nell’ecosistema: dall’opportunità per altre piante di crescere nel nuovo spazio liberatosi all’eccezionale risorsa improvvisamente offerta a uccelli e roditori sotto forma di semi. Adesso sto analizzando gli effetti di questa particolare fioritura sulle foreste di Misiones, ma studio anche i fattori ambientali e le caratteristiche associate alla grande capacità di riproduzione di questa pianta.

Cos’è che ti piace di più del tuo lavoro?

Benché ci siano momenti difficili come in tutti i tipi di lavoro, mi piace molto quello che faccio.
Fare ricerca è appassionante: porti una domanda e cercarne la risposta può essere un’esperienza unica. Soprattutto è davvero gratificante riuscire a risolvere i problemi che man mano si incontrano e raggiungere una comprensione a 360° di quello che studiamo. Mi piace molto andare “sul campo” a prendere dati assieme ai miei colleghi, ma anche leggere e conoscere i lavori degli altri e fermarmi ad ammirare la grande diversità di essere viventi che vivono in queste foreste. La mia ora preferita per le escursioni è al sorgere del sole o verso il tramonto, perché sono i momenti in cui incontri più animali e gli odori e colori della foresta sono più intensi.


Quali pensi che possano essere le possibili applicazioni e l’utilità dei tuoi studi?

Credo che siano molte. In particolare è utile perché porta informazioni che sono alla base del funzionamento di questo ecosistema attraverso un’analisi che combina lo studio di aspetti ecologici, biologici e fisiologici di una delle principali specie native che vi abitano. Questi studi aiuteranno a spiegare la natura invasiva della Chusquea ramosissima, e consentiranno di rispondere a questioni molto importati per la produzione, rimboschimento e conservazione delle foreste locali. Inoltre le pubblicazioni sui bambù in Argentina sono poche: molta gente crede che queste piante crescono solo in Asia, per esempio. Eppure sappiamo che nella regione di Misiones esistono diverse specie native e lavorare per conoscerle meglio è importante visto che sono state utilizzate dall’uomo fin dai tempi antichi, per artigianato, costruzioni, strumenti musicali o da caccia.




Lia Montti ci ha anche svelato che...

...i bambù sono “l’erba” più grande del mondo e appartengono alla stessa famiglia del mais e del riso, di fatti i loro fiori sono molto simili a quelli dell’erba comune dei prati.

...molte specie di bambù fioriscono raramente, ogni 35 o addirittura 120 anni, e in alcuni ambienti questo fenomeno influenza profondamente gli equilibri dell’ecosistema.

...le varie canne di bambù che vediamo a gruppi nella foresta generalmente non sono singoli individui, sono infatti collegate ad una stessa pianta attraverso radici dette rizomi.

...alcune specie crescono molto rapidamente e in sei mesi possono raggiungere la loro altezza definitiva, che può essere di più di 20 metri.

...una volta, mentre istallava alcuni sensori di temperatura, un gruppo di scimmie le tirò contro alcuni rami e il giorno seguente qualche animale aveva rubato l’apparecchiatura: una settimana indimenticabile!

    

Scritto da Riccardo Tiddi | Articolo postato il 06-06-2010

    

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