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Un albero per salvare un popolo
L'Araucaria: molto più che un semplice albero
Con la sua tipica chioma a forma di candelabro, l'araucaria angustifolia - o pino paranà per gli abitanti di misiones - svetta sopra gli altri alberi della foresta raggiungendo anche i 35 metri di altezza.
E' un gigante che viene dal passato: erano alberi simili a questi che formavano i boschi dei dinosauri, milioni di anni fa.
La sua zona di origine è un poco più a est di Iguazù, tuttavia nel Parco se ne possono vedere alcuni esemplari ancora vivi, con le loro foglie ben diverse dagli aghi di pino a cui siamo abituati, ed i loro rami piegati a spirale.
Ma l'Araucaria è anche un simbolo.
Si tratta infatti di un gigante in pericolo di estinzione, spazzato via dalla deforestazione e sostituito dal pino europeo, più redditizio per l'industria della carta.
Oggi una legge provinciale lo protegge: non è più possibile abbattere questi alberi.
I proprietari terrieri, tuttavia, per continuare a creare campi da coltivare, hanno adottato una semplice strategia: tagliano e abbattono tutte le piante che circondano questi giganti, lasciandoli soli, come si vede nelle foto. Le araucarie, non potendo vivere senza il resto della foresta, colpite da pioggia, sole e vento, muoiono dopo qualche anno, lasciando senza più protezione quei frammenti di selva di cui erano gli ultimi guardiani.
Lo stesso succede per le comunità indigene dei guaranì, protette dalla legge centrale di Buenos Aires, ma vittime di discriminazione e violenze da parte di contadini e i imprenditori locali.
Privati della foresta, loro casa e identità, i guaranì migrano a poco a poco, cedendo il passo alla "civiltà" occidentale.
Lo sanno bene i ragazzi del Proyecto Araucaria XXI che da anni lavorano per difendere la natura e la cultura originaria di Misiones.
Il progetto è finanziato dall'AECID, l'agenzia spagnola per la cooperazione internazionale, e ha come controparti argentine la Administracion de Parques Nacionales e il Ministero dell'Ambiente di Misiones.
Ma differentemente da quello che ci si potrebbe aspettare da un'ente "straniero", il merito dell'equipe di Araucaria è quello di non aver disperso le risorse in progetti astratti ed inutili ed aver, al contrario, instaurato un forte legame con il territorio, sia con le comunità agricole dei coloni, sia con le aldeas guaranì.
Uno dei loro lavori più preziosi è il tentativo di recuperare e fissare le tradizioni locali prima che vengano spazzate via dalla globalizzazione. Nozioni semplici, che vanno dalle antiche ricette agli accordi tra i capi dei villaggi, da articoli su feste locali ai problemi quotidiani delle comunità. Tutto rendicontato minuziosamente nelle loro gazzette e nel giornale elettronico autogestito, El Curì. Un lavoro fatto con passione ed umiltà, senza trasformarlo in business e senza la pretesa di comprendere pienamente quelle tradizioni di cui si fanno portavoce.
A tutto questo si aggiunge il lavoro di coordinazione e appoggio degli altri progetti internazionali che si distribuiscono sul territorio di Misiones, alcuni dei quali molto ambiziosi, come quello che vede come obiettivo l'istituzione di un "corridoio verde" tra le varie riserve della provincia, per far si che animali come i giaguari possano avere delle vie di fuga per circolare e cambiare territorio senza rimanere isolati.
Una sfida difficile quella di Araucaria, che fino ad ora è stata portata avanti con successo, ma che vede lo spettro della crisi spagnola dietro l'angolo, una crisi che potrebbe portare ad un mancato rifinanziamento il prossimo anno.
Credo che a loro, che hanno capito che non c'è guaranì senza selva e non c'è selva senza i guaranì, dobbiamo tutti un grazie e delle parole di incoraggiamento.
Forza ragazzi!
Aguante Araucaria!
(Seguono alcune delle migliaia di foto e di articoli scritti in questi anni dal Proyecto Araucaria XXI e per cui ringraziamo Carlos Garay e Beatriz Aisa)
Scritto da Riccardo Tiddi | Articolo postato il 07-06-2010
